F come farmacia

Eri abituata ad andarci ogni tanto, per comprare qualche cachet per il mal di testa, gli assorbenti quando di domenica li avevi finiti e poco più. Da quando c’è il piccolo ometto, proprio dal giorno in cui vi hanno rimandato a casa dall’ospedale, è diventata una tappa fissa, al pari di lattaio e panettiere. La prima volta, il giorno delle dimissioni, ti ci sei subito fermata andando a casa – lui ancora dormiva nella sua cullina e te avevo ancora una pancia di tre mesi  –  anche se era domenica ed hai girato un bel po’. Ti servivano l’alcol a 75 gradi, la garza e il cerotto per medicare il moncone del cordone ombellicare. Poi ha preso il prima rafffredorino e quindi era necessario il kit per la pulizia del naso. Poi la tachirina per la prima febbriciattola, il termometro – anzi due termometri che il primo per buttare giù il mercurio ecologico è subito finito contro l’armadio – i ciucci, le tettarelle, il paracapezzolo perché aveva iniziato a mordere e tu avevi le ragadi, la cremina per le ragadi, la mascherina perché tu hai il raffreddore o la tosse e potresti attaccargliela nel mentre sei lì ad allattare, oltre a tutte le volte che sei riuscita a farti rifilare varie creme ed unguenti per quella chiazza rossa, quel puntino arrossato e quel pezzettino di pelle un po’ più ruvida al tatto: “Sì, buongiorno dottoressa, sì sono ancora io  sì, è vero, sono passata anche ieri e mi ha dato la crema X, però quella chiazza oggi mi sembre leggermente più grande, non trova..che cosa potrei dargli?..”

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