C come crisi

con la fine dello scorso mese, quindi ieri e non dico ieri per dire intendo proprio dire ieri, la nostra azienda ha licenziato una persona e ridotto da orario pieno a part time un’altra.

capita cosi che : 1) mi viene da chiedermi se io arriverò a natale, 2) che mi viene da immaginarmi cosa farei se venissi licenziata anche io.

potrei andare a vivere in montagna, darmi alla scrittura a tempo pieno, stare con il piccoletto tutto il tempo finché non passa il periodo dei terribili due anni, fare tutte le cose insieme e prendermi meriti e demeriti della sua mal-educazione, fare la spesa di verdura fresca e biologica e imparare a cucinare come colette, fare ordine e pulire e far splendere la casa come uno specchio e poi andare in palestra o comunque a camminare in qualche parco..

oppure potremmo aprire un allevamento di qualcosa da liberare poi nell’aere, il piccoletto potrebbe iniziare a vivere nel verde e sviluppare la sua anima ecologica, raccogliere ghiande e giocare con gli animali, correre per i prati e inseguire gli aquiloni. la nostra base diverrebbe una casetta chalet nel bosco, con la neve d’inverno ed il fresco d’estate. il piccoletto andrebbe a scuola a bordo di scuolabus e imparerebbe a riconoscere le impronte degli animali selvaggi. la metropoli per noi diventerebbe il paesello a un quarto d’ora di curve, mentre la città sarebbe quella dove ritornare una volta ogni qualche mese a prendere un po’ di smog e comprare qualcosa di strano.

oppure potrei aprire una mia aziendina con la mia partitina iva e fare comunicazione del mondo, dei clientucci che mi piacerebbero e web content delle cose più strane. un blog del negozio di cani qui vicino? il diario di bordo di un ristorante vegano? la promozione di un asilo nido che insegna anche il cinese ai bambini del domani?

oppure potrei fare il corso per baby sitter accreditata nel mio comune e aprire un nido a casa.. ovviamente per bambini con età molto distanti dai terribili due – anche se poi è terribilmente vero che i due anni sono terribili solo con la persona di riferimento, la mamma, e quella più indifesa, la mamma che si sente in  colpa perchè sta tutto il giorno a lavorare fuori casa.

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