P come elogio del pelapatate

non so cucinare, neanche un po’. ogni volta che vado a cena fuori, e non intendo al ristorante ma da parenti, amici, etc, me ne convinco sempre più. gli stessi piatti a me vengono sciapini. per non parlare del fatto che ad esempio la carne so cucinarla solo alla griglia o in padella con un po’  d’olio che costantemente schizza dovunque e impiastriccia la cucina che neanche ci avesse lavorato uno chef stellato. poi sono obiettivamente pigra – diciamo pure che arrivo a casa la sera sfinita – quindi mi arrangio con  cose molto facili, molto surgelate, molto sempre le stesse. questo anche perchè il piccoletto è estremamente curioso e collaborativo e vuole buttare la pasta lui e sempre “vedere, vedere, vedere” per cui in genere cucino o meglio preparo la cena con lui in collo che si sporge – prudentemente, ovvio, altrimenti sono urli – per sbirciare cosa c’è nella o nelle pentole.

ieri però mi sono prodotta in una pastina alle verdurine ottima, cioé no, a mangiarla era normale. buona per chi ama i sapori semplici e comunque con aggiunta di olio e pepe per avere un po’ di consistenza. però secondo me era bellina. grazie, appunto, al pelapatate, con cui avevo fatto le striscioline di carota che con il loro tocco di arancione su base scura di penne integrali e puntaggiate del verde di pisellini e fagiolini – freschi di scongelatura – avevano il loro perché. insomma se anche l’occhio vuole la sua parte ieri mi sono sentita quasi fiera dei piatti che avevo messo in tavola!

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