S come stanza

Ci pensavo ieri sera prima di dormire e dopo aver letto quelle tre/quattro favole – siamo letterati in famiglia, che ci volete fare. Pensavo a casa nostra prima che la affittassimo noi e pensavo che dove ora c’è il salotto prima c’era un’altra camera singola – pare ci stessero due avvocatesse o due dottoresse, non ricordo bene – allora pensavo a quando ero una studentessa fuori sede, a quelle situazioni dove la tua stanza è il tuo mondo, dove puoi stare a leggere, guardare la tv, fare ordine nell’armadio, fare un po’ di yoga, provarti i vestiti che ti vuoi mettere, sfogliare una rivista, parlare al telefono, scrivere o navigare…in solitudine e libertà. Riflettevo su quella porta che tanta volte salva dall’incontro con una inquilina scomoda, dalla non voglia di fare quattro chiacchiere, semplicemente dalla compagnia, che delimitava il mio spazio, che definiva un’area da gestire o non gestire a mia completa discrezione, dove stare in mutande d’estate per dirne una o dove attaccare sul muro una pagina di giornale che mi era piaciuta, dove svegliarsi con calma secondo i propri ritmi. Insomma ragionavo fra me e me sulla beata solitudo e devo dire che alle volte ogni tanto un po’ mi manca.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...