S come la guerra dei sassi

Niente di grave, niente di violento, solo scene di ordinaria minigioventù. Come quando si va a fare un picnic e i piccoletti giocano e si divertono, si prendono per mano, scalano e corrono, mangiano le fragoline, vanno di qua e di là e poi quando sono a fine giornata e sono un po’ stanchini litigano per dei sassi. Ok, erano dei sassi di marmo bianco di Carrara. Ok, avevamo appena visto le cave da cui venivano estratti. Ok, ognuno ha le sue fisse e forse il mio piccoletto è particolarmente affezionato ai sassi. Però che dispiacere vedere il mio piccoletto che piange e si dispera perché l’amichetta gli ha preso i sassi, che ci incaponisce e decide che li vuole tutti lui e gli escono quelle lacrimone che intenerirebbero tutte le mamme e qualsiasi donna/uomo dotata di cuore. Sorvoliamo sul babbo dell’amichetta che scherza “certo che tuo figlio è malato di sassi” e gli vorresti rispondere chissà cosa, sorvoliamo anche sul babbo che gli dice che “ ma dai, sono solo sassi”. uomini, umpf!

Ok, forse io sarò stata troppo mammona a prenderlo in braccio e coccolarlo, però insomma quanto è difficile accettare le piccole frustrazioni e sconfitte dei piccoletti. E soprattutto come si fa ad insegnarli che davvero “sono solo sassi” e che in fondo, con l’amichetta, poteva anche dividerli?

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