W come week end, di ghiande, patate e piselli e simili

Ecco la sintesi del mio finesettimana.

Tranquillo e sereno con il piccoletto in vena di sonnellini sulla chaise longue e film di 007 con i missili, con il babbo rilassato e una zia di cui il piccoletto è innamorato. Montagna, fresco, un sole che non basta a riscaldare la piscinetta, un clima che non ha fatto “sbocciare” l’insalata, patate e fagiolini dell’orto da pulire in veranda con il piccoletto che si diverte a ricostruire la genealogia delle patate – ho iniziato io una volta che giocavamo a raccogliere le ghiande – ora il passatempo preferito è schiacciarle con un sasso – a metterle in fila facendol finta che il più grosso fosse il babbo, seguito da mamma di media grandezza e bambini piccoli, secchi radunati sotto il susino che, sempre causa siccità, ha fatto solo susine rugosissime e immangiabili con il cui il piccoletto ama giocare alla stregua dei sassi, un cagnolone che vuole giocare 24 ore su 24 e trova nel piccoletto e nei suoi lanci di bastoncini, ghiande e pigne un ottimo alleato – con buona pace della mamma che aveva raccolto le pigne con l’idea di farne bellissime decorazioni natalizie….

Prove di piantagione di una piantina grassa – chissà – mentre il bulbo ha ripreso la sua strada autonomia nel campo – leggi: il piccoletto dopo averlo tenuto ore in mano e tasca lo ha perso. Come dice lui “pazienza! Ma non è grave, ma magari ne troviamo un altro”.

In certi casi è impressionante come copia i nostri atteggiamenti, in particolare quelli più affettuosi e difensivi, come il non dare importanza quando succede qualcosa di non bello – e il piccoletto si dà subito da fare con frasi consolatorie come “ non importa, ora passa, vedrai!” – o nei confronti del cibo  – “mangia, mamma, mangia che ti fa bene. E poi cresci. Vedrai!”.

È bellissima la sua aria da saputello in questi momenti, lui così piccoletto che gioca a fare il grande.

 

La sintesi del mio finesettimana è, alla fine, una parte di me. Una parte che tempo fa era nascosta e per molti rappresentava una sorpresa. Quella capacità di “svaccarsi” completamente, di vestirsi male, troppo comoda, con i vestiti che in città non usi più neanche per casa, spesso con qualche macchia di cucina o di terra, di sedersi per terra dovunque e divertirsi a giocare con la terra, a coltivare, a provare a giocare con la natura. A vedere che succede. Una parte che mi piace, sempre di più.

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