P come in pratica

ci pensavo questa mattina, dopo una notte passata male per il mal di gola e per la bizza nel sogno del piccoletto, che ha interrotto l’ora e mezzo di sonno filato a cui puntavo. pensavo ai meri aspetti pratici, a cosa cambierà nell’organizzazione quotidiana: ora come ora accompagno io il piccoletto all’asilo cinque giorni su cinque, almeno quattro giorni su cinque va a riprenderlo la nonna che lo porta ai giardini nel pomeriggio e me lo “riconsegna” quando esco dall’ufficio, della spesa e della cucina mi occupo io – con risultati scarsi, lo ammetto, ma sono mesi che non mi capita di trovare qualcosa di pronto in tavola, dei bagnetti del piccoletto, di comprargli mutande e magliette nuove mi occupo io, di come si veste, dei grembiulini, di portarlo dal dottore, ricordarmi bilanci di salute etc mi occupo io, di metterlo a letto la sera e svegliarlo la mattina mi occupo io, di tutto in pratica mi occupo io.

lui lavora venti ore a settimana, non  fa un lavoro  particolarmente stancante, e comunque lo fa per metà ore di quanto faccia io, non fa turni notturni, ma la mattina deve dormire. così io mi trovo a svegliare un  piccoletto già poco convinto di alzarsi tanto meno di vestirsi, prepararsi, uscire – meno male che poi cambia idea nel giro di cinque minuti, qualche coccola, due risate, tre abbracci, la scusa della colazione, etc, lui è un bambino intelligente – mentre quell’altro conitnua a ronfare. certo, il lavoro lo attende per le 17 del pomeriggio. direte, allora potrebbe accompagnarlo lui all’asilo, magari fare la spesa, poi andarlo a riprendere e nel frattempo fare qualcosa di utile? lo dite voi? lo dico anche io, ma non lo dice lui, per cui l’unica priorità è svegliarsi con calma e poi uscire in tempo prima che tornino piccoletto e nonna dall’asilo. nel frattempo va a mangiare da suo padre – e mi dico ma anche questo nonno avere un figlio così poco responsabile non gli peserà almeno un pochino? non gli verrà mai da dire, ma scusa la tua compagna lavora il doppio di te, te almeno resta con il piccoletto, che poi dovrebbe a tratti anche essere un piacere, no? –  e perde tempo.

tutto questo mentre io la mattina spiego al piccoletto che è ora di alzarsi, che tutti si alzano e si preparano, i piccolissimi per il nido, i piccoletti per la scuola materna, i grandicelli per la scuola e i grandi per andare a lavorare. tuo padre? ehm ehm ehm

immagine tratta dal web

ecco questo post partecipa al contest subitaneamente inventato da me, dal titolo: se vuoi andartene vattene, non ti rimpiangeremo.

 

4 pensieri su “P come in pratica

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