A come auguri

Era solo la calma prima della tempesta. Era solo una parentesi, anche abbastanza rosa. Poi è finita. E ieri ci siamo ricascati. Complice una bizza infinita del piccoletto, complice – lo ammetto – la mia infinita stanchezza e evidentemente lo stress accumulato negli scorsi mesi che fa sì che una giornata no del piccoletto all’asilo, in cui riesce a farsi la popo addosso e a mordere una compagna di classe, diventi per me un dramma. Ma anche per lui, per il cosiddetto babbo che prende la palla al balzo per pensare di andarsene, per ribadire che il secondo non lo voleva e non lo vuole e anche poco il primo, cioè il piccoletto. E io non ci sto più.

 

Perché anche la salute – mia, del piccoletto e del piccolissimo – ha un suo valore. Perché domani potremmo finire tutti sotto una macchina o scoprire malattie incurabili e guardandoci indietro cosa vedremmo? Mesi e mesi  – ormai cinque – passati a farci del male, a non volerci, a fare del male ai piccoli indifesi – seppur a tratti un poco rompiballe.

 

Ieri sera, con il piccoletto che mi dormiva accanto, ho buttato giù due righe. Perché è vero, verissimo, che sono una persona orribile, ma anche agli assassini dopo tot tempo di buona condotta concedono la condizionale. E non si può inseguire il passato per rovinare il presente e soprattutto il futuro di chi ancora un passato manco ce l’ha.

 

 

“ti auguro di farti un’altra famiglia, di trovare qualcuno con cui fare pupazzi di neve e riparare le catene da neve, qualcuno che si fidi ciecamente di te e non abbia  paura di restare di notte bloccati nella neve, di poter fare e abbracciare un altro figlio, di insegnargli ad andare in bicicletta, a scrivere l’iniziale del suo nome e a fare di conto con le mele e le pere. Ti auguro che questo nuovo figlio abbia un ottimo carattere e non faccia mai le bizze, ti auguro di essere felice, di stare bene, di non  sentire mai la nostra mancanza, che non ti capiti mai fra le mani una foto delle nostre vacanze o una piantina della casa che volevamo costruirci…..”

 

To be continued  

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4 pensieri su “A come auguri

  1. Ecco. Forse a volta basta la famosa goccia per far traboccare il vaso. È l’immagine, seppur precaria, della bella normalità che si era creata, scompare. Ecco. Credo che quelle 2 righe scritte di getto valgano più di tante riflessioni sui se, sui ma, sui però. Non sarà facile, ma questo é l’inizio di una nuova vita. È tu stessa hai scritto l’incipit….

  2. Spero che questo babbo possa trovare il suo equilibrio, perche’ neanche lui puo’ star bene in una situazione cosi precaria. Lascialo andare cara amica, se torna, questa volta deve essere per sempre. Senza se senza ma. La vita e’ troppo bella per sprecarla cosi. E poi ci sono i tuoi figli che meritano serenita’ prima di tutto. E anche tu. Ti abbraccio

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